domenica 22 novembre 2009

postcards from Sarajevo

Ciao a tutti carissimi amici Erasmus! Come va? Spero bene a tutti. Innanzitutto veniamo un pò di ricapitolare gli ultimi eventi, dato che qui non si scrive più da un sacco di tempo. Per risparmiare tempo, andrò per punti.

#1. Facoltà: il progetto di composizione è stato inaspettatamente apprezzato, nonostante non sia di certo un gran lavoro; diciamo che dopotutto, considerando che si lavora in 2 o 3 per 6, non ci si può neanche lamentare più di tanto. In ogni caso non ci siamo scampati la nottata pre-presentazione, con tanto di vaneggi cosmici mattutini e pennicchella sul banco in aula.
Il tema del corso di disegno è cambiato da luce e composizione di solidi a teoria del colore e della superficie, con pratica su pittura, mentre si sta iniziando a fare i calcoli per fisica tecnica. Il corso di interior design invece sta per giungere al termine, dato che siamo prossimi alla revisione finale, e quindi penso proprio che dovremo darci una mossa; idem con patate per il corso di storia dell'arte.

#2. Capodanno: si inizia a programmare la gita fuori porta canonica del capodanno; dopo i vari paesi della cara Sardegna, che ci sono comunque piaciuti moltissimo, quest'anno alziamo il tiro e cerchiamo di andare ad Amsterdam, e speriamo non da soli : ).

#3. Vita ostellare: come bravi monaci trappisti viviamo e moriamo in ostello: infatti dato il fatto che la maggior parte di noi esce raramente dal dannato primo piano del Boszorkaniy, tra pomiciate varie, piatti lavati un pò alla buona eccetera eccetera, il posto si è trasformato in un dannato focolaio di influenza, mal di gola vari e polmoniti, dove ancora pochi resistono audacemente.

#4. Sarajevo: si è organizzata questa simpatica gita fuori porta alla volta della Bosnia Herzegovina, con destinazione Sarajevo. La truppa, composta per metà da ragazze polacche (Aleksandra, Alina & Marta) e per metà da noi italiani (Fabrizia, Enrico e il sottoscritto) sarebbe dovuta essere molto abbastanza più eterogenea e ampia, con due canadesi, un'americana e un'altro italiano, ma all'ultimo minuto è stata decimata da impegni di studio, polmonite, bronchite e influenza; in ogni caso, la compagnia, messasi in moto tra treni in ritardo, disagi ferroviari, clima bizzoso e taxisti indisponenti e cari, si è ritrovata a destinazione senza alcun problema rilevante, seppur con qualche ora di ritardo. Passata la prima notte in un ostello centrale, intraprendiamo il giro della città dopo il pranzo a base di cevapci (salsiccette fresche alla brace servite dentro del pane tipico con cipolla fresca e a richiesta con salsa di panna che mi sono rimaste nel cuore). Il tour cittadino è stato forse il più toccante che mi sia mai capitato di seguire: la guida, un ragazzo di 18 o poco più, ci ha accompagnato per le vie della città, parlandoci della guerra, delle colpi di mortaio, descrivendo le scene sentitamente, parlandoci delle persone, della resistenza e di quello che i cittadini sono stati costretti a subire e a fare per sopravvivere. La città ha veramente qualcosa di speciale già a primo sguardo; colpisce notare come effettivamente le varie religioni e culture convivano in quella che è chiamata la Gerusalemme d'Europa: moschee che fronteggiano chiese cattoliche, mentre sul retro una scuola islamica condivide la piazza con un ebraica davanti ad una chiesa ortodossa. La città porta ancora inevitabilmente i segni della guerra, con i buchi dei proiettili sui muri, edifici completamente sventrati e bruciati nel bel mezzo del centro cittadino, i segni delle schegge delle bombe ovunque e le celebri rose di Sarajevo, che non sono altro che i piccoli crateri lasciati dai mortai; intorno i campi sono pieni di cimiteri, le tombe sono dappertutto, nei giardini privati e in quelli delle moschee, nei parchi cittadini e intorno sulle colline, ancora da sminare. Il centro cittadino è diviso in due, la parte nuova, in stile "AustroUngarico" e la parte vecchia, più simile ad un villaggio orientale, con il bellissimo mercato coperto turco e lo spaccio dei tappeti persiani (alcuni veramente bellissimi sia alla vista che al tatto, prezzi da 15000€). Il giorno dopo ci siamo dati ancora una volta al centro cittadino, con ancora una visita alla moschea più grande e una alla più antica, con tanto di preghiera durante la quale ci è stato permesso di restare all'interno e di lezione sul Corano e lo stile di vita islamico. Reduci dal tentativo di conversione, abbiamo passato il resto della giornata ciondolando in giro tra le pasticcerie (veramente notevoli i dolci) e i locali da thè, di cui è veramente pieno, e continuando a girare per vedere un pò quelli che erano i monumenti della città (bellissima la biblioteca nazionale, oggi un rudere, costruita in stile eclettico-islamico, e con un'insolita pianta triangolare.

#5. Rientro: cosa dire sul rientro...sono stato cazziato dalla polizia alla dogana per la condizione imbarazzante della mia carta d'identità e poi mi sono pure ammalato. Niente di grave però! ;)

Alla prossima!

1 commento:

  1. che belle le foto! sarajevo dev'essere fantastica :)

    ma ti stai facendo crescere i capelli? XD

    RispondiElimina