Hi everyone! Sono appena rientrato da un piccolo viaggio di mezzo autunno, come potete intuire dal titolo del post, dato che qui ci concedono un piccolo break di una settimana prima di iniziare a non farci respirare per un bel pò, tra consegne di interni, esposizione imminente di composizione, calcoli termici per fisica tecnica e balle varie. Infatti, come qualcuno ha scritto qualche post fa, mentre tutti si sollazzano allegramente, continuo a ribadire che sebbene bisogni combattere con compagne di gruppo e con il casino in dormitorio, gli studenti di architettura sono sempre gli sgobboni di turno; nonostante ciò, sebbene la nostra coscienza ci dicesse che sotto sotto sarebbe stato meglio stare qui a dare una scoppiata agli impegni e smaltire un pò di lavoro rinunciando quindi al break, facendo leva sullo spirito erasmus e cercando di cogliere la palla al balzo abbiamo deciso di partire a farci questo benedetto viaggetto, non senza domande esistenziali del tipo "ma avremo fatto una cazzata a partire lo stesso?" eccetera eccetera. Dunque, da qui in poi basta facoltà e scriverò del viaggio, magari scartando i particolari ininfluenti.
Dopo varie peripezie qui a Pécs, durante le quali abbiamo anche perso la prenotazione di un'auto a noleggio, io, Fabrizia, Fabio (architettura, Cagliari), Alfio (psicologia, Catania) e Christian (economia, Sassari) ci siamo svegliati di buon ora la mattina di giovedì per prendere il treno alle 5:45 e andare a cercare un'autonoleggio a BP; dopo un pò di ore di viaggio, arriviamo all'autonoleggio e ci comunicano felicemente che la nostra prenotazione, fatta ovviamente in extremis da buoni italiani, non era valida perchè spedita con meno di 24 ore di anticipo e che quindi avrebbero potuto consegnarci un auto più grande di quella che avremmo voluto, ma allo stesso prezzo ...quando si dice culo... a questo punto partiamo e andiamo a Bratislava, in Slovacchia, per pranzo, città molto carina specialmente al centro, veramente molto caratteristico; si segnalano quindi oltre al centro cittadino, nel quale abbiamo speso qualche oretta, il castello e la chiesa, oltre che qualche edificio da approfondire ma abbastanza interessante, almeno a prima vista, come una megacostruzione costruttivista grande un intero isolato, con tanto di tre piccole sale congressi aggettanti sulla strada.
Dopo il pranzo e la passeggiata, ci dirigiamo verso Brno, in Repubblica Ceca, dove siamo arrivati a dire il vero con un pò di pioggia e anche al buio, quindi non abbiamo visto granchè, specialmente il giorno dell'arrivo ...comunque prendiamo possesso dell'ostello e ci buttiamo in una festa erasmus consigliataci da un ragazzo di Ploaghe amico del nostro amico siciliano (non proprio un granchè); il giorno dopo, sveglia ad un ora ragionevole e visita a villa Tugendhat (anche qui siamo arrivati in ritardo, questa volta a causa delle dannate strade di Brno, e quindi siamo passati all'orario successivo).
Notarella su villa Tugendhat: Villa Tugendhat è un qualcosa che veramente vale la pena visitare. Inanzitutto, il prospetto su strada afferma già da subito che la vista e il grande parco al di sotto sono uno dei punti chiave del progetto; infatti, la cosa che salta subito all'occhio è la straordinaria somiglianza nei dettagli esterni con tutte le case della Weisenhoffsiedlung, quindi direi niente di particolarmente elaborato, specie ai limiti laterali della costruzione, ma la parte centrale è costituita da un grande vuoto -si ha quasi la sensazione di una finestra urbana, propria della strada- che lascia ammirare la bellissima vista al di sotto (la villa è posta in cima a una collina, nel bel mezzo di un quartiere molto agiato, con a valle un grandissimo giardino/parco circondato da ville Art Nouveau). L'ingresso non si nota, posizionato in un'asola ritagliata tra un muro parallelo alla strada (uno dei limiti della "finestra urbana") e il celeberrimo muro in vetro curvo. Noi siamo entrati però dalle stanze da letto, anch'esse ovviamente con vista sulla città, al livello della strada; qui niente di speciale, pur essendo tutto effettivamente molto bello, come la grandissima precisione del dettaglio e la ricerca della linea pulita -mancano addirittura gli architravi alle porte, che quindi sono alte circa 3,5 m, pur di dare la sensazione dei due piani orizzontali paralleli (soffitto e pavimento) tra il quale si svolge tutto-; spiccano tra tutti la pannellatura in mogano che tra la quale si nasconde la porta d'ingresso dal garage, e il pavimento in travertino romano, con le striature alternate per evitare di accentuare alcuna direzione particolare. Si scende giù quindi attraverso la scala semicircolare contenuta nel muro di vetro, per arrivare al punto: da qui infatti si accede al famosissimo living space, che, vi posso giurare, dalle fotografie sui libri di storia non si riesce a comprendere. Si arriva accanto al tavolo da gioco, poco dietro la linea del muro in onice, e si traguarda la grande serra attraverso la sala studio e la libreria, separate dal living dal suddetto muro, che invece è completamente circondato da enormi vetrate e collegato da un piccolo spazio residuale alla grande zona pranzo racchiusa dall'altrettanto celeberrimo muro semicircolare di legno. Andando oltre la mera descrizione degli spazi, qui si ha appieno la sensazione di spazio "fluido": lo spazio è unico ma è molteplice, l'unica variante che produce percezioni differenti di esso è la posizione del visitatore rispetto al muro di pietra o al paravento di legno, la continuità tra interno e esterno non esiste di fatto, ma la sensazione di essere vicini al parco è fortissima (specialemente sul lato della serra), e la sensazione di essere in spazi diversi essendo sempre nello stesso spazio è fantastica. Per fare un esempio utile la villa Savoye, sebbene costruita secondo il principio della pianta libera, resta legata ad un'esperienza spaziale un pò più tradizionale, dove ciascuna funzione viene svolta più o meno in una stanza racchiusa da quattro mura, sebbene le stanze siano organizzate liberamente nello spazio, mentre nella villa Tugendhat è sempre lo stesso spazio che viene organizzato tramite questi strafamosi elementi liberi nello spazio (tutti gli elementi, compresi i pilastrini, contribuiscono alla "gerarchizazzione" delle aree all'interno del living)... tralasciando i tecnicismi, una figata! Da notare ovviamente gli arredi, appositamente disegnati per l'occasione, i materiali esotici lussuosissimi (a parte il linoleum del pavimento XD), la presenza scultorea dei pilastrini a croce, il sistema di riscaldamento tubolare lungo le vetrate e le vetrate stesse automatiche e a scomparsa all'interno del pavimento. Caldamente raccomandata.
Continuiamo con il viaggio, e spostiamoci a Praga, dopo qualche ora di autostrada. Praga è veramente bellissima e, nonostante non fosse la prima volta per me, la bellezza dei palazzi e delle vie, con il suo mix di palazzi e monumenti provenienti da epoche storiche diverse mi ha particolarmente colpito. Il primo giorno ovviamente prendiamo possesso dell'ostello, ci prepariamo e andiamo per il primo giro in piazza Venceslao, letteralmente gremita di persone, un casino pazzesco. Dopodichè passiamo in rassegna un pò di luoghi "turistici", ma assolutamente da vedere, come la piazza dell'orologio eccetera, con inclusa una bella passeggiata nell'estesissimo centro storico praghese (abbiamo appreso che è addirittura più grande del centro storico di Roma). La sera, essendo veramente molto stanchi, io e Fabrizia ci siamo ritirati senza stare in giro per locali con gli altri. La mattina dopo, abbastanza in ritardo sulla tabella di marcia, ci siamo buttati subito alla Dancing House, by Francolino Gehry , di cui colpisce in particolate la sinuosità degli elementi strutturali e l'armonia dell'inconsueta costruzione con l'intorno storico; la tappa successiva, dopo un soddisfacente pranzo all'Atmosfera (raccomandato se non avete né fretta né tanti soldi da spendere) è il castello di Praga, con visita alla cattedrale gotica di san Vito, nella quale si trovano i primi esempi di "chiave pendula" applicati all'arco gotico... quello che colpisce è che la sensazione di grandezza di fronte alla facciata biturrita non è andata perduta, come è accaduto invece a Notre Dame, e la sorprendente armonia e pulizia della navata, oltre all'elaborato disegno delle volte. Degne di nota anche le due piccole piazze che la circondano, una davanti alla torre laterale e una davanti all'abside. Dopo una breve visita al belvedere, alla piazza dell'orologio e all'H&M di piazza Venceslao, si va a cena con un amico di Fabio al club dei rivoluzionari, lo Slavia, un ristorante tutto sommato economico (una decina di euro per una bella porzione di anatra arrosto, crauti, gnocchi di patate e birra) ma veramente dal look extralusso (io non ci sarei mai entrato da solo XD), dopo il quale la serata è continuata tra bar e una discoteca rock. Il giorno dopo, dopo essermi cagato addosso perchè pensavo di aver perso il portafoglio (si è incastrato in un angolo del borsone, il bastardo!), siamo di nuovo partiti per BP, con qualche sosta per la benzina e per il pranzo (a Gyor). Dopo un estenuante viaggio, tra valigie rubate (non la mia) e un sacco di compagni di dormitorio incontrati sul treno, arriviamo finalmente a Pécs, e adesso si lavora!

